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Perchè ora affondo nel mio petto

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dalla Pentesilea di Von Kleist 

Perché ora affondo nel mio petto (un bluff teatrale sull'amore / l'amore è un bluff teatrale) - verso iniziale dell'ultimo monologo di Pentesilea in Kleist - riscrive la vicenda dell'amazzone in una palpabile contemporaneità, dove un attore en travesti incarna i panni della mitica regina scitica, ridotta a significativa prostituta rumena o indicativamente slava, mentre il paesaggio e la storia e personaggi scompaiono, ridotti alle variazioni umorali, emotive e della memoria, delle pene d'amore di Pentesilea per Achille.

In una sorta di cabaret della mente il racconto procede per strappi e frammenti emotivi e mentali, contrappuntato da una colonna sonora che di fatto è l'unica drammaturgia possibile per l'amore, un eccesso di febbre che finisce con uno sbadiglio.



Pentesilea
Scritta tra il 1805 e il 1807, questa tragedia racchiude - come scrive Kleist alla cugina Marie nel 1807 - ‹‹tutta la sozzura e a un tempo lo splendore della mia anima››. Riverbero mitico di questo dissidio interiore è Pentesilea, amazzone e regina guerriera, che avanza da un orizzonte esotico - la Scizia - e che, sullo sfondo di un paesaggio primordiale, ribalta l'immagine tramandataci dalla tradizione.
Pentesilea non è più per Kleist, l'eroina ferita a morte da Achille che nel vederla spirare si innamora di lei, ma la kentaurin, la guerriera che pur amando l'eroe greco lo sbranerà in un accesso di furore erotico.




drammaturgia, interpretazione, messa in campo, colonna sonora
Roberto Corradino

col sostegno del
Teatro Kismet O.per.A
 

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